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Veduta della Chiesa di San Valentino |
La Pieve sul
Colle
San Valentino è un paese di campagna, dai gruppi di case sparse sulle
prime alture dell'Appennino, tra il torrente Tresinaro e il
fiume Secchia, a più di 300 metri di altitudine, nel comune
di Castellarano, provincia e diocesi di Reggio Emilia.
Tutt'intorno vi sono campi e vigne, più in alto boschi di castagne e di
querce. Il cielo è spesso azzurro intenso, pieno di luce.
E' l'inizio degli anni '30 del secolo scorso. Le strade s'inerpicano tra
i fondi coltivati e la vita trascorre carica di lavoro e di
fatica.
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Navata centrale della Pieve di San Valentino |
La casa di Dio
La chiesa è antica, in stile romanico, dall'aspetto rustico
e sicuro. Sembra un po' una fortezza, ma ancor più una buona
madre intenta a proteggere i suoi figli.
Sorse dedicata a S. Eleucadio, Vescovo di Ravenna, nel 2° secolo d. C, ed
è nominata in tutti i documenti che dal secolo X in poi
appartengono alla storia della diocesi di Reggio. Fu
consacrata dal Vescovo Alberio nel 1160.
Verso la metà del '400, ormai cadente, fu riedificata quasi per intero
dal parroco don Giovanni Ferri.
Dal 1626, al titolo di S. Eleucadio, fu aggiunto quello di S. Valentino,
Vescovo di Terni nel 3° secolo, martire.
Ora la chiesa è dedicata ai santi Eleucadio e Valentino, la cui festa si
celebra il 14 febbraio di ogni anno.
È il vero centro del paese, in ogni stagione dell'esistenza, luogo di
preghiera e di formazione cristiana. Attorno all'altare su
cui si celebra il Sacrificio di Gesù nella Messa, al
Tabernacolo dove Lui è realmente presente, ha raccolto nei
secoli generazioni di famiglie nell'adorazione e nella
preghiera, ha seminato luce e amore, ha costruito un numero
grande di esistenze, ha asciugato lacrime e consolato dolori
indicibili.
Ogni navata termina con un'abside: in ognuna è collocato un altare.
L'altar maggiore, rivolto a mezzogiorno, al Cristo che
sorge, arde e illumina, fu edificato dal parroco don Èrcole
Gorzanini, nel 1627. In fondo al coro, dietro l'altar
maggiore, si trova un grande quadro con la Madonna dal volto
di madre che mostra a chi entra il suo Bambino. Ai suoi
fianchi sono raffigurati i santi Eleucadio e Stefano
protomartire.
Gli altri altari sono dedicati alla Madonna del Carmelo, alla Madonna del
Rosario con S. Domenico di Guzman; ai santi Michele
arcangelo, Carlo Borromeo e Pancrazio; ai santi Valentino e
Antonio di Padova.
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Altare dedicato alla
Madonna del Carmelo |
In fondo alla
chiesa, il fonte del Battesimo "che è la porta della fede
che tu credi", come dice Dante.
Tra i santi venerati in questa chiesa diversi sono i martiri: il ragazzo
Pancrazio, sacrificato all'inizio del 4° secolo durante la
persecuzione di Diocleziano; Valentino, Vescovo di Terni,
decapitato qualche decennio prima sulla via Flaminia; il
diacono Stefano, "uomo pieno di fede e di Spirito Santo"
(Atti, 6,5).
Gli altri santi sono dei coraggiosi apostoli della fede cattolica.
Contemplare questa carrellata di santi è imparare un po' per volta il
loro stile - lo stile di Gesù che si fa tutto a tutti, che
adora il Padre e annuncia il Regno di Dio, e infine s'immola
sulla croce, sacerdote e vittima per la Redenzione del
mondo.
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Altare dedicato alla memoria di Rolando Rivi |
Ed è così che
il popolo di San Valentino lì veniva a trovare luce, forza,
gioia e senso cristiano della vita. Lì, nella casa di Dio,
incontrava Gesù Cristo, unico Salvatore, e in Lui si
raccoglieva in unità. La casa di Dio si faceva casa del suo
popolo. Davvero "pieve", dal latino "plebs" (popolo), da cui
"domus plebana", casa del popolo cristiano, Corpo mistico di
Gesù.
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Botola dove sono conservati i resti di Rolando
Rivi |
Testi tratti
dal libro "Rolando Rivi", di Paolo Risso, ed. Del Noce. |