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LE
BANDE PARTIGIANE COMUNISTE
GAP reggiani
Da Paolo Pisanò
Un'altra cosa è certa: in quell'autunno-inverno 1944 di
sangue, mentre il resto dell'antifascismo discute e
complotta più o meno ingenuamente in clandestinità o aspetta
arroccato in montagna e soprattutto si prepara alla
spartizione consociativa del «dopo» ma, salvo rare anche se
eroiche eccezioni, non attacca sul piano militare e si
lascia trascinare sempre più nel «fatto compiuto» realizzato
dai comunisti, i terroristi del PCI che agiscono «dietro le
linee» sacrificando le vite altrui e le proprie non uccidono
e non si fanno uccidere per ridare all'Italia le libertà
democratiche e ripristinare il sistema dei partiti. Su
questo non ci sono dubbi: essi lottano per la rivoluzione
comunista e la «repubblica popolare» che ha il suo faro
nell'Unione Sovietica di Stalin.
La distorsione
storica imposta su questo punto dalla «vulgata
resistenziale» si coglie bene nella testimonianza di Oddone
Bruno Saltini, fratello di Vittorio Saltini, detto «Toti»,
fondatore e primo comandante della 37a GAP di Reggio Emilia,
catturato e ucciso dai fascisti a Fosdondo (Reggio Emilia)
il 25 gennaio 1945, e di Vandina Saltini, fucilata anch'essa
lo stesso giorno. Oddone Bruno Saltini ha scritto un libro
quarant'anni dopo quegli eventi, nel quale si legge:
"Per quanto
riguarda le commemorazioni, voglio dire con chiarezza una
volta per tutte che i miei fratelli, come tutti i martiri
antifascisti e anticapitalisti, si sacrificarono al servizio
del popolo e non della democrazia borghese e in definitiva
quindi del capitalismo. Questi martiri avevano intenzione di
andare fino in fondo e di non rinunciare: erano infatti
convinti di essere arrivati solo a metà di quella strada che
porta alla instaurazione della dittatura del proletariato e
io ritengo che ciò che non è stato fatto sia un insulto alla
loro memoria e una vergogna per chi è rimasto: la
Rivoluzione è stata fermata a metà strada. Anche queste
commemorazioni che vedono la partecipazione di cardinali,
vescovi e preti, stanno a indicare, a mio avviso, che si è
veramente persa la testa. Mio fratello Vittorio era un ateo
convinto. Era un comunista! E non si può accettare che i
rappresentanti di quel ricettacolo della superstizione,
dell'ignoranza, che è il Vaticano, vengano a infangare con
la loro presenza la memoria dei martiri che, come mio
fratello e mia sorella, sono morti per il Comunismo. [...]
L'ammirazione
e la fedeltà alla Russia di Stalin era grandissima in «Toti»
e, nelle riunioni che teneva, sia di partito che militari,
citava sempre come esempio la Russia di Stalin. [...] Il 7
ottobre 1944, un gruppo della 37a brigata GAP assaltava il
presidio fascista di Campagnola [...]. Quando «Toti» venne a
conoscenza dell'azione gappista, convocò una riunione e
criticò duramente chi aveva diretto l'azione e disse: «II
colpo è stato molto buono, ma dovevate giustiziare tutti i
fascisti: il non averlo fatto è stato molto grave,
compagni». [...] Un sintomo di grave malcontento dei
partigiani fu quello delle azioni di giustizia popolare che
vennero effettuate nei primi trenta giorni dopo la
Liberazione e che continuarono, anche se meno numerose, fino
al '46 [...].
I partigiani
individualmente facevano la loro «rivoluzione», dimostrando
quali erano veramente i sentimenti di classe e come avevano
inteso veramente la lotta partigiana: le armi che avevano
tenuto e che avevano nascosto significavano una sola cosa e
cioè che i partigiani aspettavano il momento di riprenderle
in mano sotto la guida del Partito comunista che li avrebbe
diretti alla conquista del potere e al socialismo, come
nella Russia di Stalin.
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"Collaborazioniste". I partigiani non ebbero
pietà neppure per le donne sospettate di essere
fasciste, o mogli, o compagne di fascisti. I
partigiani le radevano a zero, dopodichè
venivano date in pasto al popolino e costrette
al pubblico ludibrio. |
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Vi
erano diverse combattenti anche tra le
formazioni partigiane. Le cronache narrano di
una inaudita ferocia anche da parte loro. |
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Partigiani gappisti armati. Spesso i partigiani
scendevano dai monti ed andavano a depredare le
case dei contadini, accusati di essere borghesi
e nemici della rivoluzione bolscevica. Le
violenze spesso culminavano in orribili mattanze
e stupri. |
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Bande partigiane armate. I partigiani comunisti
"liberavano" le città manu militari. Tanto le
liberarono che numerosissimi uomini e donne non
furono mai ritrovati. |
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Partigiani comunisti. Tipico saluto a pugno
chiuso dei militanti comunisti. |
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Nell'immagine agghiacciante si vede il prof.
Tullio Santi mentre viene portato dai partigiani
alla morte. Tullio Santi, prima di essere
fucilato, fu seviziato e picchiato
selvaggiamente. Motivazione: insegnava agli
studenti dottrine troppo cattoliche e fasciste. |
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Partigiano bambino. In questa foto un bambino di
soli 13 anni viene educato all'odio militare. |
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