◦ UN GIOVANE SEMINARISTA UCCISO DAI PARTIGIANI IN ODIO ALLA FEDE ◦

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LE BANDE PARTIGIANE COMUNISTE

 

GAP reggiani
Da Paolo Pisanò

Un'altra cosa è certa: in quell'autunno-inverno 1944 di sangue, mentre il resto dell'antifascismo discute e complotta più o meno ingenuamente in clandestinità o aspetta arroccato in montagna e soprattutto si prepara alla spartizione consociativa del «dopo» ma, salvo rare anche se eroiche eccezioni, non attacca sul piano militare e si lascia trascinare sempre più nel «fatto compiuto» realizzato dai comunisti, i terroristi del PCI che agiscono «dietro le linee» sacrificando le vite altrui e le proprie non uccidono e non si fanno uccidere per ridare all'Italia le libertà democratiche e ripristinare il sistema dei partiti. Su questo non ci sono dubbi: essi lottano per la rivoluzione comunista e la «repubblica popolare» che ha il suo faro nell'Unione Sovietica di Stalin.

La distorsione storica imposta su questo punto dalla «vulgata resistenziale» si coglie bene nella testimonianza di Oddone Bruno Saltini, fratello di Vittorio Saltini, detto «Toti», fondatore e primo comandante della 37a GAP di Reggio Emilia, catturato e ucciso dai fascisti a Fosdondo (Reggio Emilia) il 25 gennaio 1945, e di Vandina Saltini, fucilata anch'essa lo stesso giorno. Oddone Bruno Saltini ha scritto un libro quarant'anni dopo quegli eventi, nel quale si legge:

"Per quanto riguarda le commemorazioni, voglio dire con chiarezza una volta per tutte che i miei fratelli, come tutti i martiri antifascisti e anticapitalisti, si sacrificarono al servizio del popolo e non della democrazia borghese e in definitiva quindi del capitalismo. Questi martiri avevano intenzione di andare fino in fondo e di non rinunciare: erano infatti convinti di essere arrivati solo a metà di quella strada che porta alla instaurazione della dittatura del proletariato e io ritengo che ciò che non è stato fatto sia un insulto alla loro memoria e una vergogna per chi è rimasto: la Rivoluzione è stata fermata a metà strada. Anche queste commemorazioni che vedono la partecipazione di cardinali, vescovi e preti, stanno a indicare, a mio avviso, che si è veramente persa la testa. Mio fratello Vittorio era un ateo convinto. Era un comunista! E non si può accettare che i rappresentanti di quel ricettacolo della superstizione, dell'ignoranza, che è il Vaticano, vengano a infangare con la loro presenza la memoria dei martiri che, come mio fratello e mia sorella, sono morti per il Comunismo. [...]

L'ammirazione e la fedeltà alla Russia di Stalin era grandissima in «Toti» e, nelle riunioni che teneva, sia di partito che militari, citava sempre come esempio la Russia di Stalin. [...] Il 7 ottobre 1944, un gruppo della 37a brigata GAP assaltava il presidio fascista di Campagnola [...]. Quando «Toti» venne a conoscenza dell'azione gappista, convocò una riunione e criticò duramente chi aveva diretto l'azione e disse: «II colpo è stato molto buono, ma dovevate giustiziare tutti i fascisti: il non averlo fatto è stato molto grave, compagni». [...] Un sintomo di grave malcontento dei partigiani fu quello delle azioni di giustizia popolare che vennero effettuate nei primi trenta giorni dopo la Liberazione e che continuarono, anche se meno numerose, fino al '46 [...].

I partigiani individualmente facevano la loro «rivoluzione», dimostrando quali erano veramente i sentimenti di classe e come avevano inteso veramente la lotta partigiana: le armi che avevano tenuto e che avevano nascosto significavano una sola cosa e cioè che i partigiani aspettavano il momento di riprenderle in mano sotto la guida del Partito comunista che li avrebbe diretti alla conquista del potere e al socialismo, come nella Russia di Stalin.

 

"Collaborazioniste". I partigiani non ebbero pietà neppure per le donne sospettate di essere fasciste, o mogli, o compagne di fascisti. I partigiani le radevano a zero, dopodichè venivano date in pasto al popolino e costrette al pubblico ludibrio.

Vi erano diverse combattenti anche tra le formazioni partigiane. Le cronache narrano di una inaudita ferocia anche da parte loro.

Partigiani gappisti armati. Spesso i partigiani scendevano dai monti ed andavano a depredare le case dei contadini, accusati di essere borghesi e nemici della rivoluzione bolscevica. Le violenze spesso culminavano in orribili mattanze e stupri.

Bande partigiane armate. I partigiani comunisti "liberavano" le città manu militari. Tanto le liberarono che numerosissimi uomini e donne non furono mai ritrovati.

 

Partigiani comunisti. Tipico saluto a pugno chiuso dei militanti comunisti.

Nell'immagine agghiacciante si vede il prof. Tullio Santi mentre viene portato dai partigiani alla morte. Tullio Santi, prima di essere fucilato, fu seviziato e picchiato selvaggiamente. Motivazione: insegnava agli studenti dottrine troppo cattoliche e fasciste.

Partigiano bambino. In questa foto un bambino di soli 13 anni viene educato all'odio militare.

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