◦ UN GIOVANE SEMINARISTA UCCISO DAI PARTIGIANI IN ODIO ALLA FEDE ◦

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Il calvario di Rolando

Il primo aprile di quell'anno, Pasqua di Resurrezione, don Olinto Marzocchini è già rientrato a San Valentino e al suo fianco è rimasto il giovane curato don Camellini. Durante la settimana santa, Rolando ha partecipato alle celebrazioni liturgiche con grande entusiasmo. Il giovedì, davanti all'altare dell'Eucaristia, ornato di fiori e di ceri accesi, ha pregato: "Grazie, Gesù, perché ci hai donato Te stesso nell'Ostia santa e rimani sempre con noi... Aiutami a ritornare presto in seminario e a diventare sacerdote... " Il venerdì, baciando il Crocifisso, ha ripetuto l'offerta al suo grande Amico: "Tutta la mia vita per Te, o Gesù, per amarti e farti amare".
La Croce di Gesù già si allungava, quanto mai vicina, sulla sua vita con le tenebre e la luce del supremo sacrificio.

Scrive oggi un sacerdote di Reggio che ha conosciuto Rolando: "Il Seminario (a Marano e quello singolare, condotto nella sua parrocchia in quei mesi) l'ha preparato - attraverso la sua corrispondenza - al martirio".
Il giorno di Pasqua, durante le Messe, Rolando suona l'organo accompagnando i canti. Riceve Gesù nella Comunione. In sacrestia, il parroco gli dice: "Sei stato bravo, Rolando! Per tutti i servizi fatti nella settimana santa, accetta questo piccolo dono... E che il Signore ti benedica", e gli mette in mano una minuscola somma.
Si sente nell'aria qualcosa di nuovo. C'è ancora guerra, ma tutti sentono che volge alla fine.

Nei giorni successivi, Rolando non manca mai alla Messa e alla Comunione. Poi, tornato a casa, esce con un libro sotto braccio e va a studiare presso un boschetto non lontano dalla sua abitazione.
Il 10 aprile, martedì dopo la domenica in Albis, al mattino presto, è già in chiesa: si celebra la Messa cantata in onore di san Vincenzo Ferreri, che non si è potuta celebrare il 5 aprile, giorno anniversario, essendo l'ottava di Pasqua. Suona e accompagna all'organo i cantori, tra i quali c'è anche il papà. Si accosta alla Comunione e si raccoglie in preghiera a ringraziare il Signore. Prima di uscire, prende accordi con i cantori, per "cantare Messa" anche l'indomani.

Esce di chiesa. Ha l'anima in festa, perché ha ricevuto Gesù Eucaristico, che lo illuminerà per tutta la giornata e... gli darà la forza necessaria per compiere un lungo doloroso "viaggio" che lui ancora non sa. È già il Viatico per la vita eterna.
Torna a casa. I suoi genitori vanno a lavorare nei campi. Rolando, con i libri sottobraccio, si reca come al solito a studiare nel boschetto a pochi passi da casa.

Indossa, come sempre, la sua veste nera. Inseparabile veste nera: la sua gloria.
A mezzogiorno, non vedendolo ritornare, i genitori lo vanno a cercare. Tra i libri, sull'erba trovano un biglietto: "Non cercatelo. Viene un momento con noi, partigiani". Il papà e il curato di San Valentino, don Camellini, in forte ansia cominciano a girare nei dintorni alla ricerca del ragazzo. Che cosa sarà mai capitato?...

Alcuni partigiani comunisti lo hanno portato nella loro "base". Rolando capisce con chi si trova. Quelli lo spogliano della veste talare che li irrita troppo. Lo insultano, lo percuotono con la cinghia sulle gambe, lo schiaffeggiano. Adesso hanno davanti un ragazzino coperto di lividi, piangente. Così era stato fatto un giorno a Gesù.

Partigiani comunisti salutano a pugno chiuso

Per tre giorni, nelle mani di quegli uomini senza-Dio.

Una valanga melmosa di bestemmie contro Cristo, di insulti contro la Chiesa e contro il Sacerdozio, di scherni volgari si abbatte su di lui, povero piccolo. Quindi - secondo quanto hanno detto alcuni testimoni - l'orrore della flagellazione sul suo corpo puro di ragazzo. E l'indicibile, che non possiamo raccontare.

È la sua "via Crucis", prima del Calvario.
Rolando, innocente, piange e geme come un agnello condotto al macello, prega nel suo cuore e chiede pietà. Tuttavia, nella sua anima, posseduta da Cristo, è forte e sereno. Qualcuno si commuove e propone di lasciarlo andare, perché è soltanto un ragazzo e non c'è motivo o pretesto per ucciderlo. Ma altri si rifiutano: "Taci, o farai anche tu la stessa fine". Prevale l'odio al prete, all'abito che lo rappresenta.
Decidono di ucciderlo: "Avremo domani un prete in meno"!

Scende la sera ormai. Lo portano, sanguinante, in un bosco presso Piane di Monchio (Modena).
Davanti alla fossa già scavata Rolando comprende tutto. Singhiozza, implora di essere risparmiato. Gli viene risposto con un calcio. Allora dice: "Voglio pregare per la mia mamma e per il mio papà.
Si inginocchia sull'orlo della fossa e prega per sé, per i suoi cari, forse per i suoi stessi uccisori. Due scariche di rivoltella lo rotolano a terra nel suo sangue. Un ultimo pensiero, un ultimo palpito del cuore per Gesù, perdutamente amato... Poi la fine.

Partigiani armati

Quelli lo coprono con poche palate di terra e di foglie secche. La veste del prete diventa un pallone da calciare; poi sarà appesa, come trofeo di guerra, sotto il porticato di una casa vicina.
Era il 13 aprile 1945, ricorrenza del giovane martire sant'Ermenegildo (+ 585 d.C.), venerdì, come quando Gesù si immolò sulla croce. Rolando aveva quattordici anni e tre mesi.

In quell'istante il cielo si aprì e Gesù accolse nella sua gloria Rolando Maria Rivi, piccolo angelo, martire della fede. Con la vita, con la parola e perfino con il suo sangue aveva proclamato: "Quanto ho di più caro al mondo è Cristo: Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui!".
Già sulla terra Gesù, Uomo-Dio, adorato, amato, ricevuto e vissuto, era stato la sua vera gioia. Ora nella vita eterna, Gesù sarà il suo Paradiso per sempre: per questo - per Lui - era vissuto e aveva sacrificato la sua giovane vita.

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