◦ UN GIOVANE SEMINARISTA UCCISO DAI PARTIGIANI IN ODIO ALLA FEDE ◦

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La chiamata vocazionale

Era affascinato dal suo parroco don Olinto. "Che bello - pensava - diventare come lui. Celebrare la Messa con Gesù tra le mani, portare le anime a Gesù...".
Si diventa sacerdoti di Cristo per celebrare la S. Messa -per consacrare il Corpo e il Sangue suo e offrirlo in sacrificio in adorazione a Dio, in espiazione dei peccati e per la salvezza del mondo — per dare il perdono di Dio e condurre le anime in Comunione con Lui nella vita divina della grazia santificante, al Paradiso.

"Sacerdos propter Eucaristiam" (il sacerdote è tale per l'Eucaristia). È questo - soltanto questo - che affascina e attrae i ragazzi e i giovani al sacerdozio, ieri e oggi.
Alcune ragazze, come Pia Rivi, la giovane zia di Rolando, e altre due, guidate da don Olinto, si erano consacrate a Dio. Qualche ragazzo era entrato in seminario. Rolando aveva anche sentito parlare con ammirazione del parroco di Castellarano, don Giuseppe Reverberi, conosciuto pure fuori della diocesi per la sua fama di santità.

Quando riceveva la Comunione o pregava davanti al tabernacolo, si lasciava avvincere dal suo grande Amico. Si confidava con il parroco: "Vorrei farmi prete...". Il parroco gli rispondeva: "La vita è breve e passa veloce; quel che conta è arrivare in Paradiso e condurre lassù tanti fratelli. Il sacerdote fa tutto questo. Ascolta quello che Dio vuole da te. Prega...
Un giorno di primavera del 1942, Rolando sentì ancor più chiara la voce di Gesù: "Vieni e seguimi". Lo disse al parroco: "Ho deciso: voglio farmi prete". "Io ti aiuterò -gli rispose il sacerdote. - Dillo ai tuoi genitori".

Rolando ne parlò con papà e mamma. Alla notizia i suoi genitori gli risposero che erano contenti della sua scelta. Il papà, soprattutto, provò una grande gioia, e la nonna poi non credeva alle sue orecchie. Alla fine della quinta elementare, la maestra Clotilde aiutò lui e un gruppetto di amici a prepararsi all'esame di ammissione alla prima media, come allora era richiesto. Dimostratosi il più preparato, fu promosso subito alla sessione di giugno.

Trascorse le vacanze riempiendo le giornate di letture, giochi e lavoro nei campi con i genitori. Ma ora, stare con il parroco, partecipare ogni giorno alla Messa con la Comunione, fermarsi in adorazione davanti a Gesù nel tabernacolo, era davvero per lui la gioia più grande.
Nel maggio del 1942 giunse dal fronte di guerra in Africa la terribile notizia della morte dello zio Rino Rivi, 26 anni appena. Fu Rolando a stringersi alla nonna, privata di un figlio, per farle sentire tutto il suo affetto: "È in Paradiso, lo zio... Non piangere, nonna, io ti voglio bene". Con la sua fede grandissima, nonna Anna trovò la forza di vincere la disperazione e di infondere lei stessa coraggio ai familiari.
Era l'inizio di lutti in casa Rivi, una storia di sangue, di amore e di pianto, di cui Rolando avrebbe toccato il vertice, come Gesù sul Calvario: la Redenzione che continua in mezzo agli uomini, nella certezza che Gesù è con noi e ci aspetta in Paradiso.

Ai primi di ottobre di quello stesso anno, accompagnato dai genitori, Rolando appena undicenne entrò nel seminario minore di Marola (Carpineti - Reggio Emilia). Quello stesso giorno, come allora si usava, il ragazzo vestì con grande gioia l'abito talare.

Seminario di Marola (Carpineti - Reggio Emilia)

Oggi ci si può stupire che un ragazzo di 11/12 anni potesse compiere un gesto così impegnativo. Occorre però pensare che in quell'epoca diversi giovani, finito il corso elementare di scuola, educati com'erano nella fede, alla preghiera, a un serio impegno cristiano, al sacrificio, sapevano essere già assai responsabili, capaci di una singolare maturità.

Nei giorni che seguirono imparò come si svolgeva la vita in seminario: la sveglia al mattino presto, le preghiere in comune, la santa Messa con la Comunione, la colazione. Poi, fino alle 12 e 30, scuola. Pranzo e, al pomeriggio, ricreazione, giochi o passeggiata, seguiti dallo studio. Verso sera, recita del rosario, poi cena e ricreazione in compagnia. Le preghiere della sera e il riposo chiudevano la giornata.

Rolando si inserì rapidamente nel nuovo ritmo di vita. Cominciò a frequentare la prima media, accorgendosi subito che doveva studiare molto seriamente, come pretendevano i suoi professori e i superiori. Non mancavano le difficoltà; ma aveva dentro la certezza che quella era la sua strada, e Gesù era con lui per aiutarlo a raggiungere la meta. La prima volta che uscì in passeggiata, scoprì il luogo incantevole dove ora viveva. Il seminario si trovava a 800 metri di altezza, in mezzo a prati e castagneti, tra il verde degli alberi e l'azzurro del cielo, in un orizzonte magnifico dove tutto gli parlava di Dio.

Guidato dal direttore spirituale, don Alfredo Castagnetti, affidò la sua nuova vita alla Madonna, nell'ottobre dedicato alla preghiera del rosario. Proprio quell'anno 1942 ricorreva il 25° anniversario delle apparizioni della Madonna a Fatima e il 25° di episcopato del Papa Pio XII, il quale il 31 ottobre a Roma, unito via radio al santuario mariano in Portogallo, consacrò il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria: "A Voi, al Vostro Cuore immacolato - pregava il Papa - in quest'ora tragica della storia umana, ci affidiamo e ci consacriamo, non solo in unione con la Santa Chiesa, Corpo mistico del vostro Gesù, che soffre e sanguina in tante parti e in tanti modi tribolata, ma anche con tutto il mondo straziato da feroci discordie, riarso in un incendio di odio, vittima della propria iniquità (...) Regina della pace, pregate per noi e date al mondo in guerra la pace che i popoli sospirano, la pace nella verità, nella giustizia, nella carità di Cristo. Dategli la pace dalle armi e la pace delle anime, affinchè nella tranquillità dell'ordine si dilati il Regno di Dio (...) Ai popoli separati per l'errore e la discordia, e segnatamente a coloro che professano per Voi singolare devozione e presso i quali non c'era casa dove non si tenesse in onore la vostra veneranda immagine (oggi forse occultata e riposta per giorni migliori) date la pace e riconduceteli all'unico ovile di Cristo, sotto l'unico vero Pastore".

Con queste ultime parole, Pio XII invocava la conversione della Russia dal comunismo ateo e omicida, il suo ritorno alla Chiesa Cattolica, come aveva chiesto la Madonna ai tre pastorelli di Fatima nel 1917.
Il Papa così continuava la sua preghiera alla Madonna: "Ottenete pace e libertà alla Chiesa santa di Dio; arrestate il diluvio dilagante del neo-paganesimo; alimentate nei fedeli l'amore alla purezza, la pratica della vita cristiana e lo zelo apostolico, affinchè il popolo di quelli che servono Dio aumenti in meriti e in numero".

Rolando, in seminario, aveva appreso il messaggio della Madonna a Fatima, il suo richiamo alla conversione dei peccatori e del mondo intero a Gesù, il suo invito alla preghiera e alla penitenza da parte di tutti i suoi figli, la sua richiesta di consacrazione del mondo - in particolare della Russia - al suo Cuore immacolato. Con i suoi compagni seminaristi si era preparato a quella data del 31 ottobre 1942, poi dell'8 dicembre 1942, solennità dell'Immacolata, in cui Pio XII rinnovava la consacrazione, offrendo al Signore preghiere e piccoli sacrifici. Consapevole di dover collaborare alla pace e alla salvezza del mondo, si unì alla preghiera del Papa, partecipe con i suoi undici anni alle ansie della Chiesa e di tutti i buoni.

Il discorso-preghiera di Pio XII era un programma meraviglioso per la vita cristiana e per il sacerdozio. Con questo stile, ribadito dal Papa, Rolando avrebbe vissuto la sua vita in seminario e il suo sacerdozio di domani: con questa offerta a Dio, con questo slancio apostolico.
Il rettore, monsignor Luigi Bronzoni, o don Giuseppe Mora, vice rettore, ogni mattina prima della Messa tenevano la meditazione ai seminaristi. Rolando ascoltava attento e si apriva a vivere la nuova avventura.

Era giunto l'avvento, ormai, e Natale era vicino. Rolando si era fatto notare anche per la sua bella voce, mentre cantava le lodi al Signore. Lo chiamarono a far parte del coro del seminario: "Sai cantare proprio bene", gli disse l'istruttore del coro. Il ragazzo rispose: "So anche suonare un po' l'harmonium".

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