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La chiamata
vocazionale
Era
affascinato dal suo parroco don Olinto. "Che bello - pensava
- diventare come lui. Celebrare la Messa con Gesù tra le
mani, portare le anime a Gesù...".
Si diventa sacerdoti di Cristo per celebrare la S. Messa
-per consacrare il Corpo e il Sangue suo e offrirlo in
sacrificio in adorazione a Dio, in espiazione dei peccati e
per la salvezza del mondo — per dare il perdono di Dio e
condurre le anime in Comunione con Lui nella vita divina
della grazia santificante, al Paradiso.
"Sacerdos
propter Eucaristiam" (il sacerdote è tale per l'Eucaristia).
È questo - soltanto questo - che affascina e attrae i
ragazzi e i giovani al sacerdozio, ieri e oggi.
Alcune ragazze, come Pia Rivi, la giovane zia di Rolando, e
altre due, guidate da don Olinto, si erano consacrate a Dio.
Qualche ragazzo era entrato in seminario. Rolando aveva
anche sentito parlare con ammirazione del parroco di
Castellarano, don Giuseppe Reverberi, conosciuto pure fuori
della diocesi per la sua fama di santità.
Quando
riceveva la Comunione o pregava davanti al tabernacolo, si
lasciava avvincere dal suo grande Amico. Si confidava con il
parroco: "Vorrei farmi prete...". Il parroco gli rispondeva:
"La vita è breve e passa veloce; quel che conta è arrivare
in Paradiso e condurre lassù tanti fratelli. Il sacerdote fa
tutto questo. Ascolta quello che Dio vuole da te. Prega...
Un giorno di primavera del 1942, Rolando sentì ancor più
chiara la voce di Gesù: "Vieni e seguimi". Lo disse al
parroco: "Ho deciso: voglio farmi prete". "Io ti aiuterò
-gli rispose il sacerdote. - Dillo ai tuoi genitori".
Rolando ne
parlò con papà e mamma. Alla notizia i suoi genitori gli
risposero che erano contenti della sua scelta. Il papà,
soprattutto, provò una grande gioia, e la nonna poi non
credeva alle sue orecchie. Alla fine della quinta
elementare, la maestra Clotilde aiutò lui e un gruppetto di
amici a prepararsi all'esame di ammissione alla prima media,
come allora era richiesto. Dimostratosi il più preparato, fu
promosso subito alla sessione di giugno.
Trascorse le
vacanze riempiendo le giornate di letture, giochi e lavoro
nei campi con i genitori. Ma ora, stare con il parroco,
partecipare ogni giorno alla Messa con la Comunione,
fermarsi in adorazione davanti a Gesù nel tabernacolo, era
davvero per lui la gioia più grande.
Nel maggio del 1942 giunse dal fronte di guerra in Africa la
terribile notizia della morte dello zio Rino Rivi, 26 anni
appena. Fu Rolando a stringersi alla nonna, privata di un
figlio, per farle sentire tutto il suo affetto: "È in
Paradiso, lo zio... Non piangere, nonna, io ti voglio bene".
Con la sua fede grandissima, nonna Anna trovò la forza di
vincere la disperazione e di infondere lei stessa coraggio
ai familiari.
Era l'inizio di lutti in casa Rivi, una storia di sangue, di
amore e di pianto, di cui Rolando avrebbe toccato il
vertice, come Gesù sul Calvario: la Redenzione che continua
in mezzo agli uomini, nella certezza che Gesù è con noi e ci
aspetta in Paradiso.
Ai primi di
ottobre di quello stesso anno, accompagnato dai genitori,
Rolando appena undicenne entrò nel seminario minore di
Marola (Carpineti - Reggio Emilia). Quello stesso giorno,
come allora si usava, il ragazzo vestì con grande gioia
l'abito talare.
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Seminario di Marola (Carpineti - Reggio Emilia) |
Oggi ci si può
stupire che un ragazzo di 11/12 anni potesse compiere un
gesto così impegnativo. Occorre però pensare che in quell'epoca
diversi giovani, finito il corso elementare di scuola,
educati com'erano nella fede, alla preghiera, a un serio
impegno cristiano, al sacrificio, sapevano essere già assai
responsabili, capaci di una singolare maturità.
Nei giorni che
seguirono imparò come si svolgeva la vita in seminario: la
sveglia al mattino presto, le preghiere in comune, la santa
Messa con la Comunione, la colazione. Poi, fino alle 12 e
30, scuola. Pranzo e, al pomeriggio, ricreazione, giochi o
passeggiata, seguiti dallo studio. Verso sera, recita del
rosario, poi cena e ricreazione in compagnia. Le preghiere
della sera e il riposo chiudevano la giornata.
Rolando si
inserì rapidamente nel nuovo ritmo di vita. Cominciò a
frequentare la prima media, accorgendosi subito che doveva
studiare molto seriamente, come pretendevano i suoi
professori e i superiori. Non mancavano le difficoltà; ma
aveva dentro la certezza che quella era la sua strada, e
Gesù era con lui per aiutarlo a raggiungere la meta. La
prima volta che uscì in passeggiata, scoprì il luogo
incantevole dove ora viveva. Il seminario si trovava a 800
metri di altezza, in mezzo a prati e castagneti, tra il
verde degli alberi e l'azzurro del cielo, in un orizzonte
magnifico dove tutto gli parlava di Dio.
Guidato dal
direttore spirituale, don Alfredo Castagnetti, affidò la sua
nuova vita alla Madonna, nell'ottobre dedicato alla
preghiera del rosario. Proprio quell'anno 1942 ricorreva il
25° anniversario delle apparizioni della Madonna a Fatima e
il 25° di episcopato del Papa Pio XII, il quale il 31
ottobre a Roma, unito via radio al santuario mariano in
Portogallo, consacrò il mondo intero al Cuore Immacolato di
Maria: "A Voi, al Vostro Cuore immacolato - pregava il Papa
- in quest'ora tragica della storia umana, ci affidiamo e ci
consacriamo, non solo in unione con la Santa Chiesa, Corpo
mistico del vostro Gesù, che soffre e sanguina in tante
parti e in tanti modi tribolata, ma anche con tutto il mondo
straziato da feroci discordie, riarso in un incendio di
odio, vittima della propria iniquità (...) Regina della
pace, pregate per noi e date al mondo in guerra la pace che
i popoli sospirano, la pace nella verità, nella giustizia,
nella carità di Cristo. Dategli la pace dalle armi e la pace
delle anime, affinchè nella tranquillità dell'ordine si
dilati il Regno di Dio (...) Ai popoli separati per l'errore
e la discordia, e segnatamente a coloro che professano per
Voi singolare devozione e presso i quali non c'era casa dove
non si tenesse in onore la vostra veneranda immagine (oggi
forse occultata e riposta per giorni migliori) date la pace
e riconduceteli all'unico ovile di Cristo, sotto l'unico
vero Pastore".
Con queste
ultime parole, Pio XII invocava la conversione della Russia
dal comunismo ateo e omicida, il suo ritorno alla Chiesa
Cattolica, come aveva chiesto la Madonna ai tre pastorelli
di Fatima nel 1917.
Il Papa così continuava la sua preghiera alla Madonna:
"Ottenete pace e libertà alla Chiesa santa di Dio; arrestate
il diluvio dilagante del neo-paganesimo; alimentate nei
fedeli l'amore alla purezza, la pratica della vita cristiana
e lo zelo apostolico, affinchè il popolo di quelli che
servono Dio aumenti in meriti e in numero".
Rolando, in
seminario, aveva appreso il messaggio della Madonna a
Fatima, il suo richiamo alla conversione dei peccatori e del
mondo intero a Gesù, il suo invito alla preghiera e alla
penitenza da parte di tutti i suoi figli, la sua richiesta
di consacrazione del mondo - in particolare della Russia -
al suo Cuore immacolato. Con i suoi compagni seminaristi si
era preparato a quella data del 31 ottobre 1942, poi dell'8
dicembre 1942, solennità dell'Immacolata, in cui Pio XII
rinnovava la consacrazione, offrendo al Signore preghiere e
piccoli sacrifici. Consapevole di dover collaborare alla
pace e alla salvezza del mondo, si unì alla preghiera del
Papa, partecipe con i suoi undici anni alle ansie della
Chiesa e di tutti i buoni.
Il
discorso-preghiera di Pio XII era un programma meraviglioso
per la vita cristiana e per il sacerdozio. Con questo stile,
ribadito dal Papa, Rolando avrebbe vissuto la sua vita in
seminario e il suo sacerdozio di domani: con questa offerta
a Dio, con questo slancio apostolico.
Il rettore, monsignor Luigi Bronzoni, o don Giuseppe Mora,
vice rettore, ogni mattina prima della Messa tenevano la
meditazione ai seminaristi. Rolando ascoltava attento e si
apriva a vivere la nuova avventura.
Era giunto
l'avvento, ormai, e Natale era vicino. Rolando si era fatto
notare anche per la sua bella voce, mentre cantava le lodi
al Signore. Lo chiamarono a far parte del coro del
seminario: "Sai cantare proprio bene", gli disse
l'istruttore del coro. Il ragazzo rispose: "So anche suonare
un po' l'harmonium".
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