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Col passare
del tempo si infrange il muro d'omertà
Si rompe il
silenzio
Questa loro
storia però avrebbe potuto essere dimenticata per sempre.
Sottratti alla vita prima del tempo e in modo violento,
anche il loro nome sarebbe dovuto sparire in una seconda
morte forse peggiore della prima, come di gente per cui non
c'è posto neppur più nel ricordo.
Intanto però
non si era mai dimenticato Rolando Rivi - come abbiamo or
ora narrato - e di tanto in tanto si parlava e si scriveva
di lui. Chi passava nel cimitero di San Valentino presso la
sua tomba, sempre coperta di fiori, come un'aiuola, da parte
della sua famiglia, lo pensava e lo invocava tacitamente. La
mamma di Rolando era solita recarsi alla tomba del suo
"bambino", nei giorni e nelle ore più silenziosi per non
incontrare alcuno che le ricordasse troppo da vicino i
giorni tragici del delitto e indugiare in muto colloquio
carico di pianto con il suo piccolo martire.
Don
Marzocchini - che lo riteneva il suo angelo tutelare - aveva
lasciato San Valentino in una grigia giornata di novembre
1967, dopo 33 anni di apostolato vissuti e donati con
l'intensità e il sacrificio dei 33 anni della vita di Gesù.
Il 7 gennaio 1972 (proprio il giorno del compleanno di
Rolando!), carico di meriti, era andato incontro a Dio:
siamo certi che all'ingresso in Paradiso c'era Rolando a
fargli festa.
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Tomba provvisoria di Rolando, prima che la salma venisse
traslata all'interno della
Chiesa di
San Valentino |
Per ricordare
dopo 40 anni le tragiche vicende di allora, il 14 aprile
1985 a San Valentino, con l'assenso e l'incoraggiamento del
parroco don Dante Bursi, si posero nella sala dei giovani
della parrocchia due lapidi: una dedicata a don Olinto
Marzocchini, e l'altra a Rolando. Sulla prima è scritto: "A
don Olinto Marzocchini, parroco di questa vetusta pieve, dal
1934 al 1967, assai benemerito per dottrina, zelo e santità
di vita". Sulla seconda: "A Rolando Rivi, innocente
seminarista quattordicenne, ucciso con barbara crudeltà, gli
amici per ricordarne, nel quarantennio, la morte'''.
Ma il silenzio
si ruppe per sempre quando Giovanni Paolo II, ad Argenta
(Ferrara), poi ancora a Ferrara, il 23 settembre 1990, ha
ricordato tutti i preti e i seminaristi uccisi in Emilia,
come martiri della fede. Giovanni Paolo II ha così ricordato
anche Rolando Rivi. Ciò che ebbe risonanza sulla stampa.
Da quel giorno, cominciammo a raccogliere tutte le
testimonianze possibili su di lui, seguendo le indicazioni
dateci dai Vescovi di Reggio Mons. Gilberto Baroni e Mons.
Paolo Gibertini, che ci avviarono a trovare le persone
giuste per saperne il più possibile.
Abbiamo
raccolto le testimonianze di sacerdoti e laici autorevoli
che conobbero Rolando, in particolare don Alberto Camellini,
Mons. Giuseppe Mora, allora Vicario generale della diocesi,
alcuni suoi familiari, quali la zia suor Marta Rivi e il
cugino Sergio Rivi; inoltre il prof. Alberto Fornaciari, di
Modena, studioso del periodo e delle vittime innocenti tra
il 1943 e il 1946. "Incontrammo" papà Roberto Rivi, più che
ottuagenario, che potemmo ammirare nella sua fede e nella
sua parola avvincente. Mamma Albertina Canovi era morta nel
1989, e il suo passaggio alla vita eterna era stato affidato
all'intercessione di Rolando.
Con papà
Roberto, 87 atti di età, ci trovammo davanti a un
christifidelis laicus venerando, dalla vita traboccante di
preghiera: la Messa e la Comunione quotidiana, in un
colloquio con Gesù, per la Chiesa, per i sacerdoti, per la
conversione del mondo, dei lontani da Dio, fino al punto di
riconoscere con il suo amico, don Alfonso Ugolini
(1908-1999): "Io starei sempre davanti al Signore, nel
Tabernacolo".
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I
parenti di Rolando Rivi |
Riportato in
Chiesa
Di Rolando
Rivi, sapevo dalla primavera del 1977, quando nei miei studi
mi imbattei nel libro di Mino Martelli: Una guerra, due
resistenze (ed. Paoline, Bari, 1976), che in mezzo alle
avventure dei preti martiri dell'Emilia, narrava la storia
del "chierichetto" di San Valentino.
Già abbastanza documentato, scrissi un breve profilo di
Rolando per la rivista Maria Ausiliatrice di Torino, nel
luglio 1991. Lo lesse Mons. Gibertini, Vescovo di Reggio
Emilia, che scrisse: "Molto gradito l'articolo sul nostro
Seminarista Rolando Rivi, vittima dell'odio del tempo della
resistenza. Che l'esempio dell'ottimo adolescente possa
destare nei lettori della rivista il desiderio di darsi al
Signore".
Lo lesse con
le lacrime agli occhi anche papà Roberto, che telefonò allo
scrivente: "Ho provato una soddisfazione immensa. Siamo
ancora straziati, ma non sono arrabbiato con il Signore. Il
mio pretino, tanto buono e studioso non voleva mai togliersi
la veste. Diceva: 'È il segno che io sono di Gesù. Il
Signore lo ha voluto con sé, con i martiri e i santi in
Paradiso. Piuttosto che avesse a diventare un prete cattivo
nell'odierno sbandamento... è meglio avere un piccolo santo
in cielo".
Il 22 ottobre 1992, a 89 anni, papà Roberto rivedeva il suo
Rolando - i suoi cari che lo avevano preceduto - in
Paradiso.
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Botola posta all'interno della Chiesa di San
Valentino, in cui riposano i resti di Rolando
Rivi |
Dalle
testimonianze raccolte, la figura di Rolando apparve ai miei
occhi in tutta la sua bellezza e il suo fascino singolare.
Ne scrissi il libro che, prima della pubblicazione,
sottoposi alla lettura e all'esame di alcuni di coloro che
lo avevano conosciuto, anche di Mons. Giuseppe Mora, Vicario
generale di Reggio e già insegnante di Rolando al seminario
di Marola, che confermò quanto vi era scritto e diede nel
1996 il permesso di pubblicarlo.
Diverse pagine del libro furono lette alla solenne
commemorazione di Rolando nella chiesa di San Valentino,
tenuta il 9 aprile 1995, domenica delle Palme, nel 50°
anniversario del suo sacrificio, prima che fosse pubblicato.
Da allora cominciò a diffondersi la sua conoscenza in Italia
e nel mondo, tanto più quando nell'aprile 1997 uscì
finalmente la sua biografia da me scritta: Rolando Rivi, un
ragazzo per Gesù (Edizioni del noce, Camposampiero PD,
1997).
Intanto a San
Valentino la parrocchia era stata affidata ai Missionari
della Consolata, fondati a Torino dal Beato Canonico
Giuseppe Allamano. Per iniziativa del nuovo parroco, P.
Enrico Rossi, il 26 giugno 1997 Rolando fu esumato dalla
tomba nella terra. "Ero presente alla riesumazione - ha
raccontato p. Enrico Rossi il 5 maggio 2001. - Ricordo lo
scheletro, la maglietta di lana macchiata di sangue, i
pantaloni. Raccolsi le ossa in una cassettina di zinco. Da
allora, i resti del seminarista riposano nella chiesa di San
Valentino".
Infatti il 29
giugno 1997, solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, i
più grandi martiri della Fede Cattolica, dal cimitero i
resti di Rolando sono stati traslati nella chiesa di San
Valentino, dove era stato battezzato ed era sbocciata la sua
vocazione. Celebrò la S. Messa, quella sera, don Alberto
Camellini, con i paramenti rossi, propri della solennità del
giorno, e i numerosi presenti, i familiari, diversi
sacerdoti, notarono che quello era il colore liturgico più
adatto, anche per Rolando: il colore dei martiri.
All'omelia don Camellini rievocò, come primo testimone dei
tragici fatti, la figura di Rolando tra la commozione dei
presenti. E concluse ricordando il clima di violenza
dell'epoca e il coraggio dei cattolici a opporsi a un
programma di materialismo ateo e rivoluzionario. Ha commosso
tutti la rievocazione della fine di Rolando: in ginocchio,
sulla sua fossa già scavata, affidando se stesso a Gesù e a
Maria e pregando per mamma e papà.
"Ora preghiamo il piccolo martire - concluse don Camellini -
per la concordia della patria e per il ritorno di coraggiosi
cattolici in difesa dei nostri eterni valori, e perché
riempia il vuoto da lui lasciato con un'altra vocazione al
sacerdozio".
Alla fine
della celebrazione, Rolando è stato tumulato nel sepolcro
dei parroci della pieve. Da quel giorno la sua tomba ha
cominciato a diventare meta di pellegrinaggio, da vicino e
sempre più da lontano.
A 55 anni dalla sua morte, l'Osservatore Romano del 13
aprile 2000, scrisse del martirio di Rolando, come "emulo
dei martiri Stefano e Tarcisio". Il libro della sua
biografia si era frattanto già diffuso anche molto lontano.
Il 7 maggio 2000, nella celebrazione dei martiri del XX°
secolo, voluta a Roma da Giovanni Paolo II, anche Rolando è
stato ricordato tra coloro che hanno immolato la vita per
Gesù.
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